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日志


2月19日

Grazie mille... o meglio, mille grazie!

  

Ho immaginato questa storia un po’ per caso, accorgendomi di come certe volte sia fuori luogo ringraziare qualcuno se non ce ne sono motivi. Si creano in questi casi momenti di “stallo”, di lieve incomprensione, in cui entrambi gli interlocutori si accorgono del lapsus e generano un istante di imbarazzato silenzio. In questo tipo di situazioni si muove il protagonista di questa storia, che vuole ironizzare sul concetto, a volte esasperato, di “buona educazione”, tanto caro alle nostre mamme, nonne, maestre. Ma non voglio anticiparvi nulla. Buona lettura!

 

C’era una volta, nel paese di Chissaddove, un bambino educatissimo. Il suo nome era Lello. Aiutava le vecchiette ad attraversare la strada, non gettava mai la carta per terra e salutava tutti quanti con grande rispetto. Ad esempio, se vedeva il suo amico Luigino, diceva: “Ciao Luigino”; mentre se incontrava il commendator Proietti, faceva la riverenza ed esclamava: “Buon pomeriggio, commendator Proietti”. E questi: “Ciao” rispondeva, perché gli adulti dicono sempre ‘ciao’ ai bambini.

 

Ma la qualità migliore che Lello avesse era l’abitudine di ringraziare sempre. Gliel’aveva insegnato il suo maestro di scuola e ogniqualvolta qualcuno gli faceva una gentilezza, “Grazie mille!”, rispondeva Lello e poi se ne andava saltellando allegramente.

 

“Vorrei un chilo di pane, grazie.” diceva Lello alla panettiera.

“Ecco a te. Fanno duemila lire.” rispondeva lei.

“Grazie mille!” esclamava Lello, porgendole i soldi.

“Grazie a te. Eccoti il resto.” continuava lei.

“Grazie!” intascava Lello.

“Arrivederci!” lo salutava la panettiera.

“Arrivederci,” salutava Lello. “… e grazie!”. Poi finalmente usciva dal negozio.

 

C’è da dire che questa sua qualità era molto apprezzata dalle altre persone, le quali erano sempre benevole e sorridenti con lui. Così Lello crebbe e andò alle scuole superiori e poi all’università, sempre suscitando simpatia e sorrisi nella gente che incontrava.

 

Era ormai un uomo fatto, con tanto di cappello e soprabito, quando un giorno si accorse che le persone non gli sorridevano più, anzi, sembravano irritate dalla sua cordialità. E lui non riusciva a capire perché questo succedesse.

 

Come ogni giorno, si recava al suo luogo di lavoro, all’Ufficio Reclami di una importante azienda che produceva tostapane, e si metteva allo sportello, a disposizione dei clienti.

 

“Buongiorno. Vorrei presentare un reclamo.” diceva il cliente.

“Grazie mille!” rispondeva Lello. “Prego, parli pure.”

“Il vostro tostapane è una vera schifezza!” continuava il cliente.

“Grazie.” ripeteva Lello.

“Si è guastato non appena è scaduta la garanzia. È un bidone!” proseguiva il cliente.

“Grazie mille!” insisteva Lello con il sorriso.

“Mi scusi, ma mi sta prendendo in giro?” chiedeva a quel punto il cliente, innervosito.

“Non mi permetterei mai,” si scusava Lello. “Ma grazie per avermelo fatto notare.”

“Guardi, lei è proprio un cretino!” sbottava il cliente.

“Grazie mille!” concludeva Lello, beato.

 

Allora il cliente si infuriava e picchiava il pugno sul banco, poi se ne andava. E Lello ci rimaneva male, ma seguitava a ringraziare educatamente tutti quanti. Finché un giorno venne all’ufficio un cliente particolarmente irascibile che, irritato da tutti quei ‘grazie’, gli disse:

 

“Lo vuoi un pugno sul naso?”

“Grazie,” rispose Lello. E il cliente furioso gli mollò un tale colpo al volto che gli fece perdere i sensi.

 

Quando Lello si svegliò al Pronto Soccorso, decise che era giunto il momento di fare qualcosa per risolvere quel suo problema. Ringraziò i medici dell’ospedale e corse dal migliore psicologo della città. Gli spiegò tutto per filo e per segno. Lo psicologo ci penso su un attimo, lisciandosi i baffi. Poi gli prescrisse un mese di cura intensiva e gli diede alcuni esercizi di auto-suggestione da fare a casa. Tutti i giorni, Lello doveva recitare ad alta voce, per mille volte: “Io non dirò più ‘grazie’ a nessuno per nessun motivo”.

 

Lello si impegnò moltissimo. Dopo un mese ritornò dallo psicologo.

 

“Sono guarito!” disse, festoso.

“Complimenti!” rispose il dottore.

“Grazie mille!” ringraziò Lello.

“Come ha detto, scusi?”

“Io? Nulla.”

“Ah, mi perdoni… mi era parso… beh, firmi qui e può andare.”

 

Lo psicologo gli porse il certificato di guarigione.

 

“Grazie,” rispose Lello. “Ha una penna, per cortesia?”

“Ecco,” gliela porse il dottore, sospettoso.

“Grazie mille!” ringraziò di nuovo Lello, firmando il foglio.

“Ma insomma!” sbottò il dottore. “Ma lei non è guarito affatto!”

 

Strappò il foglio dalle mani di Lello e fece per stracciarlo. Poi gli cadde lo sguardo sulla firma e si bloccò.

 

“Ma… mi scusi,” esclamò.

“Dica,” rispose Lello.

“La sua firma… il suo nome,” farfugliò il dottore. “Lei non si chiama Lello…”

“No, infatti,” spiegò lui. “Quello è soltanto un diminutivo. Il mio nome completo è Graziello. Graziello Graziani, per l’esattezza.”

“Ma allora è tutto chiaro!” saltò su il dottore. “Il suo non è un problema di educazione, ma di nomenclatura. Vede, con un nome simile, lei non può fare altro che ringraziare tutti. Mi dispiace, ma in questi casi la scienza è impotente.”

“Ma allora io che posso fare?” protestò Lello.

“E io che ne so…” rispose il dottore. “Provi a cambiare nome!”

 

 Lello ci ragionò su qualche giorno, e decise che la proposta gli sembrava sensata. Andò all’Ufficio Anagrafe della sua città per cambiarsi il nome e si mise in fila ad aspettare il suo turno.

 

“Avanti il prossimo!” disse la giovane impiegata dai capelli rossi.

“Grazie,” rispose Lello. “Vorrei cambiare il mio nome.”

“Come si chiama?” domandò la ragazza, battendo sui tasti della macchina da scrivere.

“Graziello Graziani,” rivelò Lello.

“Che bel nome!” disse lei, osservandolo da sopra gli occhiali, rossi anch’essi.

“Grazie.”

“Prego,” sorrise l’impiegata. “E per quale motivo desidera cambiarlo?”

“Perché a causa del mio nome non posso fare a meno di ringraziare tutte le persone con cui parlo,” spiegò Lello.

“Oh…” disse lei. “Ma io la trovo un uomo così ben educato!”

“Grazie… Umpf! Vede? Lo sto facendo di nuovo!”

“Uhm…” mugugnò l’impiegata.

“Che c’è?” chiese Lello.

“Se mi permette… al suo posto ci penserei su un altro po’ prima di cambiarlo. Sa, io la posso capire. Il mio nome è Rossella Rossi.”

“Oh!” si stupì Lello.

“E sa qual è il mio colore preferito?” continuò lei.

“Il rosso?” tirò a indovinare lui.

“Niente affatto!” rispose. “Io detesto il rosso. Sono pure allergica alle fragole! Il mio colore preferito è il verde. Ma mi ritrovo con i capelli rossi e per giunta con un nome simile! E tuttavia me lo tengo, perché quel nome rappresenta me e quella che sono, e io ci sono affezionata.”

 

Lello la guardava, senza parlare.

 

“Permette una confidenza?” domandò la ragazza.

“Certamente,” rispose Lello.

“Lo vede quell’uomo là in fondo?” E indicò un vecchio signore che reggeva un fiasco di vino mezzo vuoto. “Si chiama Tino Tinello. Ed è il più grande ubriacone della città.”

“Oh!” disse soltanto Lello.

“E guardi quell’altro tipo laggiù,” continuò lei, mostrando un uomo che si ammirava continuamente in uno specchietto. “È Vanni De Vanitosis, l’uomo più borioso del quartiere. E più in là può scorgere Severino Severi, il più intransigente dell’isolato, e Bruto Brutali, il più violento del circondario.”

 

Lello continuava a fissare la ragazza, cominciando a capire.

 

“Vede,” concluse lei. “Semmai sono questi uomini che dovrebbero cambiare nome, ma prima ancora cambiare stile di vita. Credo che lei farebbe meglio a mantenere il nome che porta, con tutti i ‘grazie’ e i rischi che presenta, perché, per una persona che infastidisce, ce ne sono dieci a cui dona un sorriso.”

 

Lello la guardò, con gli occhi che brillavano. La ragazza gli sorrideva.

 

“Grazie mille!” disse. E se ne andò. Fiero del proprio nome. Fiero di sé.

 

La storia finisce qui. Un applauso a me che ve l’ho raccontata e uno a voi che mi avete ascoltato finora. Grazie mille per l’attenzione. Anzi… mille grazie!

 

 

评论 (1)

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la vita di oggi sembra valorizzare il "forte", il figo....va di moda l'essere maleducati...se sei fuori dall'"autostrada del conformismo" sei additato da tutti..ben venga il signor Graziello Graziani... perchè c ricorda che noi siamo UNICI  e non possiamo fingere per piacere...dire grazie per ogni cosa è un grande dono che pochi hanno!w i Grazielli della storia!!!!!!!
grande marco!!!!!bella storia...sii sempre te stesso..attore e scrittore...o semplicemente marco...CIAO::::PETER
11 月 1 日

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