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日志


2月16日

Antico e moderno

 

Uno scrittore possedeva una vecchia macchina per scrivere. Le era molto affezionato perché sui suoi tasti erano nate tutte le belle parole che componevano le sue storie. Essa era per lui ben più di un oggetto di lavoro. Era quasi una figlia. Si prendeva cura di lei: le cambiava il nastro, la manteneva sempre pulita ed efficiente, la oliava ben benino, la spolverava prima e dopo averla usata. Insomma, le voleva bene.

         Un giorno la nipotina dello scrittore venne a fargli visita. Si sedette su una poltrona nello studio e si mise ad osservare il nonno alla scrivania che armeggiava con bianchetti e coprenti per correggere gli errori di battitura nei numerosi fogli che affollavano il tavolo. Ogni tanto il vento che entrava dalla finestra aperta soffiava via qualche pagina, che volava in giro per la stanza e poi si posava in un angolo, felice per quel momento di vita che le era stato concesso dalla brezza settembrina. Lo scrittore quindi doveva alzarsi per andare a raccoglierla, con tutti gli acciacchi dell’età, per ritornare alla scrivania e riordinare le carte sparpagliate dal vento dispettoso.

         La bambina, vedendo tutto ciò, disse: “Nonno, ma perché non ti prendi uno di quei computer? Sai, ti potrebbe facilitare molto nel tuo lavoro. E poi siamo nel duemila… chi usa più quelle anticaglie?”

         Allo scrittore diede un po’ fastidio sentir chiamare ‘anticaglia’ la sua affezionata macchina per scrivere, ma sorrise alla nipotina e le regalò un lecca-lecca alla fragola. Insomma, le voleva molto bene.

         Qualche settimana dopo era il compleanno dello scrittore e suo figlio e la nipotina vennero a trovarlo per fargli festa. E portarono con loro un magnifico regalo: un nuovissimo computer supermoderno, completo di tutti i software più nuovi per la videoscrittura. Misero la macchina per scrivere in un cassetto e sistemarono il computer nel mezzo della scrivania. Fecero tutti i collegamenti e lo mostrarono al nonno. Si trattava dell’ultimo grido in fatto di tecnologia. Era persino in grado di riconoscere gli errori di battitura e di correggerli da solo.

         “Ma così scrivo io o scrive lui?” domandò lo scrittore. I suoi parenti risero e gli fecero ancora tanti auguri.

         Così lo scrittore si ritrovò suo malgrado “modernizzato”. E a dire la verità non gli dispiacque affatto, perché il nuovo computer era davvero funzionale e gli permetteva di lavorare in modo più semplice e veloce, senza sporcarsi le dita di bianchetto o inseguire fogli ballerini per tutta la stanza. Ogni tanto però si sentiva in colpa per avere abbandonato la sua amica macchina per scrivere, che gli era rimasta accanto in tutta la sua lunga carriera. Ma non osava restituire il computer ai nipoti, per paura di offenderli.

         Un giorno scoppiò un violento temporale. Piovve moltissimo e lo scrittore, che abitava in una casa solitaria in campagna, si trovò presto isolato. Le precipitazioni abbondanti avevano reso impraticabili le strade e ingrossato il fiume, che minacciava di straripare.

         Lo scrittore si allarmò e cercò di chiedere soccorso, ma il telefono non funzionava. Probabilmente il vento aveva abbattuto qualche palo telefonico. Decise allora di affidarsi ai piccioni viaggiatori, che nel tempo libero allevava ed ammaestrava.

Salì nel sottotetto per prendere una bestiola, quando lo schianto fragoroso di un tuono lo assordò e fece andare via la luce. Lo scrittore si ritrovò al buio. Recuperò delle candele e scese nel suo studio per scrivere un messaggio d’aiuto da affidare al suo messaggero alato. Accese il computer, ma questi non volle saperne di attivarsi. Provò e riprovò, ma non ci fu niente da fare. Non voleva funzionare. Lo scrittore capì. Il fulmine di poco prima aveva provocato un corto circuito nella centralina elettrica e ora il supermoderno, tecnologico computer era inutilizzabile.

Disperato, lo scrittore non sapeva cosa fare, mentre il fiume si ingrossava sempre più. Fece per uscire dalla stanza, ma urtò lo scrittoio con un ginocchio, facendosi male. E in quel momento si ricordò della macchina per scrivere. Senza perdere tempo spalancò i cassetti e recuperò il prezioso strumento e, alla luce della candela, compose un rapido S.O.S, che affidò al suo miglior piccione viaggiatore.

L’elicottero della protezione civile lo trasse in salvo proprio mentre l’argine del fiume cedeva e le acque inghiottivano la sua casa. E mentre osservava il tragico spettacolo dal finestrino del velivolo, si accorse che stringeva ancora fra le braccia la sua macchina per scrivere. La sua vecchia, inutile, obsoleta anticaglia. Quell’anticaglia che, quel giorno, gli aveva salvato la vita.

 

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