Maveko 的个人资料Il favoloso mondo di Mav...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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1月31日 Storia del genere umano
Quando ebbe concluso, Zeus, il padre degli déi, si riposò ed ammirò ciò che aveva fatto. Ammirò i prati e le montagne e i fiumi che le solcavano. Ammirò il cielo azzurro e la notte, la bellezza delle stelle e della luna e si riscaldò al calore dello splendido sole. Ammirò poi tutte le creature che Egli aveva posto nel mondo. Ci aveva messo un’infinita varietà di alberi da frutto e di fiori, perché colorassero il pianeta e lo rallegrassero con gradevoli profumi. Aveva poi fatto gli animali, perché popolassero la Terra e godessero delle meraviglie del creato. Infine si era seduto ad osservare ciò che aveva prodotto. Era molto soddisfatto della sua opera. Tuttavia sentiva che mancava qualcosa. Qualcosa di molto importante. Pensa che ti ripensa, il suo Divino Intelletto partorì l’immagine di una creatura nuova. Una creatura perfetta in ogni aspetto, pensata ad immagine e somiglianza degli déi.
E il sesto giorno Zeus creò gli uomini.
Li fece tutti bambini e li pose nel mondo, assoggettando loro le altre creature viventi, che li accudivano e li nutricavano, assolvendo ogni loro bisogno. I fanciulli vivevano felici nel loro paradiso terrestre. Giocavano a rincorrersi tra i fiori, nuotavano nei fiumi con i pesci, si sollevavano nel cielo su ali d’aquila. Se avevano fame, subito un albero lasciava cadere frutti succosi e maturi. Se avevano sonno, ecco che il Sole lasciava posto alla Notte. Se avevano freddo, immediatamente spiravano venti caldi dal sud per riscaldarli. Un unico limite era posto alla felicità infinita dei fanciulli. C’era un animale, l’ippopotamo, a cui Zeus era particolarmente legato. L’aveva creato con una immensa bocca, che l’animale teneva spalancata in un sorriso beato. Zeus amava molto il sorriso del suo ippopotamo e aveva disposto che finché l’animale avesse sorriso, la felicità, la pace ed il benessere avrebbero regnato sul pianeta.
Accadde un giorno che Ade, fratello di Zeus e signore degli Inferi, geloso della perfezione del creato e della felicità dei suoi abitanti, gettò una maledizione sugli uomini-bambini, che si ammalarono di un morbo demoniaco.
I fanciulli, resi mortali, cominciarono a crescere.
L’ippopotamo si rattristò molto, perché i bambini perdevano la loro innocenza e iniziavano a mutare i loro sentimenti puri in paura e diffidenza, tanto che non si avvicinavano più a lui. Il suo sorriso, prima ampio e raggiante, si velò di una nota di amarezza. I fanciulli, privati della luce divina che li guidava, cominciarono a compiere il Male. Esordirono con gesti piccoli. Davano fastidio agli animali, rovesciavano le tartarughe, spezzavano i rami degli alberi. Poi man mano iniziarono a provare un malvagio piacere nella prepotenza e nella distruzione e si misero a sfasciare i formicai, a rompere le dighe dei castori e a rubare le uova dai nidi. Finché un giorno, per gioco, uccisero un piccolo coniglio indifeso facendolo rotolare da una rupe. La loro innocenza era ormai perduta. I bambini erano diventati adolescenti e cominciavano già a cambiare la voce. E non passò molto tempo che cominciarono a litigare fra loro. Si divisero in gruppi diversi secondo il colore della loro pelle e di stabilirono in posti separati. Puntualmente succedeva qualche zuffa perché qualcuno invadeva il territorio degli uni o rubava dei frutti dalle piante degli altri. Fu così che le varie tribù cominciarono a costruire delle recinzioni e delle fortificazioni ai confini della loro terra. Inventarono la clava e l’arco e le frecce per fare paura ai nemici, la violenza e la schiavitù.
Di pari passo con lo spuntare della prima barba, nacquero le prime città. La natura rigogliosa e incontaminata venne devastata per fare posto ad una infinita varietà di costruzioni. Comparvero le strade, i castelli, i sontuosi palazzi, le arene in cui venivano fatti combattere i prigionieri nemici contro le belve feroci. Fu l’invenzione dell’università a dare inizio alla totale degenerazione. Forti delle nuove conoscenze acquisite in tutti i campi della tecnologia e della scienza, gli uomini furono in grado di costruire i grattacieli, i carri armati, le autostrade, gli aerei a reazione, l’inquinamento e la bomba atomica. Inventarono il denaro e il modo di procurarne sempre di più ai danni di chi non ne ha e divennero avidi al punto da elevarlo a nuova divinità, creando veri e propri luoghi di culto, che chiamarono banche, e riti propiziatori, che chiamarono gioco della borsa, tasso di interesse e scalata al pacchetto di maggioranza. Gli uomini vivevano in un mondo grigio, cupo e pericoloso. Non si fidavano più gli uni degli altri e approfittavano di ogni occasione per procurare il proprio vantaggio e arrecare danno agli altri. E cosa peggiore, avevano dimenticato la loro infanzia e il loro vero padre Zeus.
Fu così che a Giove non restò altra scelta che distruggere quel mondo corrotto e ammorbato, e lo fece con la morte nel cuore. Scese la notte su tutta la Terra. Il cielo si fece rosso come il sangue e cominciarono a piovere saette dal cielo. Gli uomini smisero di combattersi e presero coscienza di quello che stava accadendo e si sentirono tutti uguali di fronte alla tragedia e alla morte. Scongiurarono i loro déi pagani di risparmiarli. Compirono riti, pregarono, ma per quanti sforzi facessero, quelle divinità false e bugiarde non li esaudivano. Infine, quando ormai era troppo tardi, si ricordarono del loro padre Zeus e dell’accordo che avevano stipulato con lui. Corsero a cercare l’ippopotamo, sperando che il suo sorriso potesse salvarli. Lo trovarono infreddolito in una palude, sporco di fango e con la pietà negli occhi. L’ippopotamo guardò gli uomini con il suo sguardo carico di pianto. Aprì le fauci in un enorme, triste, annoiato sbadiglio. Poi scomparve insieme a quel mondo grigio e malato.
E questa è una storia inventata, ma anche un po’ vera. E voi, amici miei, se vi chiedete come sia il mondo in cui viviamo, provate a domandarlo agli ippopotami. 引用通告此日志的引用通告 URL 是: http://mavekopisolo.spaces.live.com/blog/cns!CAE58794ED6BE21F!235.trak 引用此项的网络日志
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