Maveko 的个人资料Il favoloso mondo di Mav...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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4月29日 Singhi NindereinL’impressione era quella che la pioggia aumentasse d’intensità quando lui vi si esponeva. Dentro: due gocce. Fuori: secchiate. Dentro: qualche spruzzo. Fuori: getti a pressione pneumatica da cinquanta atmosfere, per la precisione 50,65 bar, una tabaccheria e due panettieri uno dirimpetto all’altro – ma non si facevano concorrenza? – no perché lavoravano a forni alterni, uno i feriali, mentre l’altro era in ferie, e l’altro i festivi, mentre uno faceva festa – Oltretutto nessuno dei due panettieri aveva una tettoia, magari con la quarta di reggiseno, sotto cui ripararsi e quindi rimaneva sempre più esposto al diluvio universale, mentre le grondaie pluriversavano torrenti in piena crisi, dopo aver scoperto che ai corsi d’acqua non avevano imparato nulla. Maledisse la sua malafede da malcapitato che lo malcelava al maltempo, avendo lasciato l’impermeabile come sempre malamente a casa, ma la mente gli diceva che fa niente, era la cosa giusta, che lui era un bagnostico e si rifiutava di credere negli ombrelli, erano tutte cose paranormali-paragnosta-parapioggia. Si mise a correre in mezzo alla carreggiata, sollevando una mareggiata di pozzanghere coi piedi, un pediluvio, in direzione opposta e contraria alla pioggia che continuava a cadere e non si faceva neanche niente. E pioveva sulla strada. E pioveva sulle case. E pioveva nel pineto. E pioveva sulle ginestre. E pioveva sulle finestre. E pioveva sul volto di Silvano. E anche su quello di Ivano, mentre invano nominava il nome di Diogene, il suo cane. E pioveva sulle rane. E sulle liane tese da casa a casa sulle quali erano stesi vestiti – pensatè! – ad asciugare… Continuò a correre, superando la bottega del banchiere insolvente che beveva gatorade tutto il giorno per reintegrare liquidi. Svoltò bruscamente a destra, appena dopo il negozio con l’insegna “da Titiro, sberle per tutti”. Proseguì a perdifiato fino alla vetrina di Melibeo, il vinaio, quando inciampò nelle stringhe dei sandali e cadde con la faccia nel fango, le braccia su mango, la freccia su orango e si faccia un bel tango!, proprio di fronte al fioraio “Il giardino d’Arcadia”. Si rialzò furioso, orlando al cielo e invocando in modo molto blasfemo il corrispondente maschile del suddetto giardino, quando all’improvviso, come attirati dalla sua impreca azione, saei o saette fulmini lo mitragliarono. Lui li vide arrivare, li incenerì con lo sguardo, loro non si intimorirono e incenerirono lui (suscitando non poco l’ira di Bacco, Tabacco e Venere che in tal modo non avevano più nulla da fare). E dopo il lampo, tuonò cavernosa nell’alto dei cieli grondanti d’acqua la voce di Zeus che, furioso, gridava: «…siocàn mi voerìa saver chi l’è che ‘l lassa semper averta l’acqua del cess ??...»
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