Maveko 的个人资料Il favoloso mondo di Mav...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


9月30日

Ledonne Ledanno

Non è mica facile scrivere un pezzo contro le donne. Cioè sulla violenza delle donne, le donne violente. Contro le donne violente, no, le donne che ci violenta… no, contro la violenta, la violanza, la violenza, violenza. Che poi cos’è la violenza se non l’essere viola, cioè se uno è scemo ha la scemenza, se uno ha la violenza, ha una viola, magari da gamba, non nel senso dei calci, ma di quelle con le corde e l’archetto che si suona così, magari a letto, perché è una viola da camera, una viola del pensiero, chi viòla il pensiero? Anzi, un momento, spostiamo l’accento su questa cosa: chi vìola il pensiero? Quella sì che è una violenza, come ci si permette di violare il pensiero, i pensieri sono inviolabili, pensieri, pensa te i pensieri, pensi ieri, pensi oggi, pensi domani, pensi domani, pensi da villani… no era, giochi di mani, giochi domani: me lo diceva sempre l’allenatore dei portieri la domenica mattina prima della partita, gioca di mani, no, giochi domani e grazie tante domani è lunedì e non gioco per niente.
Ma torniamo alla questione principe, anzi regina direi sennò qui va tutto a rotoloni: la verità è che noi uomini di sesso maschile dobbiamo sensibilizzarci, mettere in moto i sensi, ma in tutti i sensi. Metterli in moto, metterci in moto, tranne nel senso che se vediamo rosso con una striscia bianca, lì è meglio di no, perché è senso vietato e bisogna stare attenti se ci mettiamo in moto perché tirano via i punti dalla tessera del benzinaio e a me mancano due pieni per prendere i borsoni da palestra, quindi per piacere attenzione.
Che poi bisogna finirla con tutti questi maschilismi, queste frasi fatte, queste fasi fratte, fratti fase e tu fatti le frasi tue, che poi vorrei sapere da chi sono state fratte e soprattutto cosa c’è al denominatore? Frasi fatte, proverbi, pronomi, proaggettivi e problemi vari se vediamo una donna al volante, che si dice “pericolo costante”: il pericolo è se son tante, specie se poi si tratta di donna volante, che ti attacca dall’alto in picchiata e noi siam pure senza contraerea. Pericolo costante, costante nel senso di quanto ci costa poi ingoiare l’orgoglio, e anche qualche aspirina dalle legnate che abbiam preso, e andare a chiedere scusa per la gaffe del pericolo costante, magari con un bel mazzo di fiori, ma anche di cuori o di quadri. Di picche, meglio di no se ci teniamo alla salute. Pericolo costante. Pericolo contante direi anche, perché il mazzo di fiori non è mica gratis sai…
Poi si dice chi dice donna dice danni, cioè chi dice donna lo dice da anni, da anni che dice donna, quanti anni? Da quando sei nato, la prima di tutte è la mamma. E di mamma ce n’è una sola, nel senso che lì di mamma c’è n’è una… sola, quindi se cortesemente il papà o i figli le fanno un po’ di compagnia. Grazie molto gentili.
Attenzione perché devo fare un appello: Maveko? Presente! Ok. Un appello perché si parla tanto di uguaglianza dei generi e parità dei sessi… ma quale parità e parità. La parità dei sessi non esiste. Lo sanno molto bene gli uomini che frequentano le docce degli spogliatoi maschili… provate a guardare bene, i sessi non sono mica tutti uguali, anzi… se ci fosse la parità dei sessi ci risparmieremmo tante di quelle insicurezze. Che poi si sa, parte tutto da lì. L’ego dell’uomo è proporzionale alla dimensione della sua… autostima. Se sei un vero uomo devi farlo vedere – non in quel senso vietato che poi ti tolgono i punti – è una continua dimostrazione. Prendete ad esempio quel gioco da tirare i pugni al luna park, la palla con tutti gli aghi intorno che poi ti pungi, il pungiball: fai vedere che sei un vero uomo, tira un bel pugno. E lì io di solito vado via perché mi hanno insegnato che i veri uomini non picchiano,anche se poi passo sempre dalla parte del pollo. E quale parte del pollo, il petto o la coscia? Ma ooh, cos’è questo? Sessismo da macelleria? Pensi piuttosto alle sua salsiccia, che come dicevamo, è l’origine di tutti i mali. Il male. Il male e il bene. Il male e il pene. Il male è il pene. Del resto la violenza sessuale, non è forse il peggior reato "penale"?
 
 

mvk
6月1日

Semafori

Vi siete mai accorti che i semafori di notte lampeggiano all’unisono?

Annegato in una periferia deserta. L’insegna al neon con il cane a sei zampe. Zanzare che banchettano.

Giallo.

Nero.

Giallo.

Nero.

Giallo. Il colore del gasolio che scivola oleoso dal tubo di gomma.

Nero. Sbrodolando qualche spruzzo sul bocchettone del rifornimento, che cola lungo la carrozzeria argentea come sudore dorato.

Giallo. Per poi gocciare sulla tela della scarpa e intridere il calzino, assommandosi ad una selezione di odori già sufficientemente sgradevole.

Nero. Il colore del manto stradale.

Giallo. Il colore della segnaletica provvisoria. I soliti lavori in corso che cominciano e non finiscono.

Nero. L’umore.

Due giorni dal marcato sentore di merda. Non per ciò che era accaduto, no. Aveva passato dei momenti piacevoli. La merda ce l’aveva tutta nel cervello. Per il modo in cui si era comportato, in quei due giorni.

Merda, come il colore delle figure che aveva fatto.

Giallo. I piccolissimi fari di un’automobile microscopica. Occhi felini illuminati dal neon ronzante della stazione di servizio.

Nero. Non poteva sopportare il pensiero di aver fallito ancora. Nel suo tentativo di essere una persona migliore. E ancora una volta, dover ripartire da zero.

Giallo.

Nero.

Fallire.

Ricominciare.

Giallo. Incazzarsi.

Nero. Ripartire.

Giallo. Punirsi.

Nero. Riprovarci.

Giallo.

Nero. Tacere. 

Non pensarci più.

Cercando accuratamente di evitare specchi e superfici riflettenti. Non era pronto a vedersi in faccia. Non ancora.

Giallo. Il gracidare delle rane nel fosso.

Nero. Il tappo del serbatoio, riavvitato.

Giallo. L’asma del motore.

Nero. Le ruote un po’ sgonfie sul catrame, vagabonde delle ore piccole.

Giallo.

Nero.

Giallo.

Nero.

Verde. Mattina.

 

 

mvk.

4月29日

Singhi Ninderein

L’impressione era quella che la pioggia aumentasse d’intensità quando lui vi si esponeva. Dentro: due gocce. Fuori: secchiate. Dentro: qualche spruzzo. Fuori: getti a pressione pneumatica da cinquanta atmosfere, per la precisione 50,65 bar, una tabaccheria e due panettieri uno dirimpetto all’altro – ma non si facevano concorrenza? – no perché lavoravano a forni alterni, uno i feriali, mentre l’altro era in ferie, e l’altro i festivi, mentre uno faceva festa – Oltretutto nessuno dei due panettieri aveva una tettoia, magari con la quarta di reggiseno, sotto cui ripararsi e quindi rimaneva sempre più esposto al diluvio universale, mentre le grondaie pluriversavano torrenti in piena crisi, dopo aver scoperto che ai corsi d’acqua non avevano imparato nulla. Maledisse la sua malafede da malcapitato che lo malcelava al maltempo, avendo lasciato l’impermeabile come sempre malamente a casa, ma la mente gli diceva che fa niente, era la cosa giusta, che lui era un bagnostico e si rifiutava di credere negli ombrelli, erano tutte cose paranormali-paragnosta-parapioggia. Si mise a correre in mezzo alla carreggiata, sollevando una mareggiata di pozzanghere coi piedi, un pediluvio, in direzione opposta e contraria alla pioggia che continuava a cadere e non si faceva neanche niente. E pioveva sulla strada. E pioveva sulle case. E pioveva nel pineto. E pioveva sulle ginestre. E pioveva sulle finestre. E pioveva sul volto di Silvano. E anche su quello di Ivano, mentre invano nominava il nome di Diogene, il suo cane. E pioveva sulle rane. E sulle liane tese da casa a casa sulle quali erano stesi vestiti – pensatè! – ad asciugare… Continuò a correre, superando la bottega del banchiere insolvente che beveva gatorade tutto il giorno per reintegrare liquidi. Svoltò bruscamente  a destra, appena dopo il negozio con l’insegna “da Titiro, sberle per tutti”. Proseguì a perdifiato fino alla vetrina di Melibeo, il vinaio, quando inciampò nelle stringhe dei sandali e cadde con la faccia nel fango, le braccia su mango, la freccia su orango e si faccia un bel tango!, proprio di fronte al fioraio “Il giardino d’Arcadia”. Si rialzò furioso, orlando al cielo e invocando in modo molto blasfemo il corrispondente maschile del suddetto giardino, quando all’improvviso, come attirati dalla sua impreca azione, saei o saette fulmini lo mitragliarono. Lui li vide arrivare, li incenerì con lo sguardo, loro non si intimorirono e incenerirono lui (suscitando non poco l’ira di Bacco, Tabacco e Venere che in tal modo non avevano più nulla da fare). E dopo il lampo, tuonò cavernosa nell’alto dei cieli grondanti d’acqua la voce di Zeus che, furioso, gridava: «…siocàn mi voerìa saver chi l’è che ‘l lassa semper averta l’acqua del cess ??...»

 

 

mvk.

4月1日

A Emilia

Piove sul mirto consacrato a divinità ignote.
Sulle ginestre solitarie, aggrappate agli aridi pendii, schiene di giganti immoti e indifferenti. Ginestre ostili, ginestre schive tra le pietre bruciate, che tendono sterili cespi ad un cielo cinereo.
Dovresti essere più ginestra, o Emilia. Tenere lontani i tuoi nemici con spine velenose. E gli amici con aculei puntuti. Per serbare il tenero fiore giallo dorato sole prezioso al sicuro dal mondo. Cosicché nessuno lo prenda, cosicché nessuno lo scorga, cosicché non sia sfiorato dall’umana scïenza. Ma dall’oblio, la tua parte migliore, conosciuta. Tanto che potresti non esistere, o Emilia, o ginestra, e il gigante di sasso non si accorgerebbe del mutato paesaggio. Né l’ermellino si darebbe cura alcuna, celandosi al falco in altro covile.
Piove sulle tamerici salmastre, dai rami esili, del vento alla mercé, abbandonate nel deserto rosso e infuocato. Tamerici indomite, che con le radici arterie intricati labirinti mantengono unite le dune di volubile arena.
Più tamerice dovresti essere, o Emilia. Esile e flessuosa al vento impetuoso, ma radicata con fili d’acciaio al suolo sfuggente e infìdo. E non già tu da esso, ma esso da te prendere sostegno.
Dalle civette dalie maliarde tieniti lontana, ché falso è il tubero nascosto alla radice. E non nutrimento ti diano le innumerevoli punte dei petali vezzosi, che adagiati l’uno sull’altro sono la trappola dell’ape laboriosa.
Gli infestanti asfodeli, piuttosto, ti siano maestri dall’alta spiga robusta. E tu, fiore nudo candido e perenne, che invadi e prosperi nei pascoli, né osa sradicarti la lingua ruvida del bove, né intaccare il tuo seme la fiamma violenta, ti sentirai chiamare erba malvagia. A torto, o Emilia.
Al tenero viburno caprifoglio vorrei assomigliarti, dai piccoli fiori innocenti come il tuo vestito di bambina e profumati. Coriacee le foglie e forti, e solo il freddo dell’anima devi temere.
Ma nulla di ciò vorrei tu fossi, ché recisa, moriresti come il sole crudele secca i teneri bocciòli, o Emilia.
 

mvk.

3月13日

Mutui muti

Stamattina sono andato in bianca. Cioè, sono andato in banca. In bianca banca. Una banca bianca. In bianco in banca, perché la cassiera non me l’ha data e se l’è tenuta, la ricevuta. No, l’ha ricevuta. Da chi? Da sua madre penso, ce l’ha dalla nascita. È una cosa ereditaria. Anche se io non la eredito mai. (E chi la vorrebbe, d’altro canto, quella di una vecchia zia?) Sono in banca, al banco, vestito di bianco, come chi si sposa, in bianco, per stare più leggero o magari perché non era stato molto bene la notte prima. In bianco in banca al banco. Al banco della banca. Il banco sbanca: vincono tutti. No. Vincono i Totti. Piove sempre sul bagnato. Giove sempre sul cognato. E biove sempre sul magnato. E se non è zuppa è pan bagnato, quindi ci piove sopra. Sono lì, assorto, in un pensiero ritorto, sicuramente ragionevole, sebbene fosse con-torto, quando il commesso si schiarisce la voce con un colpo. Di tosse, di carabina, che importa, fatto sta che il gesto ha l’effetto di una calamita, perché attira la mia attenzione (calamità direbbero i francesi, ma si sa, loro si lasciano attrarre dalle disgrazié) chiedo al commesso quale crimine ho commesso per meritare un tale colpo, mi venisse un colpo. Mi risponde: Servo suo, a cosa servo se non la servo? Ha ragione, penso con-torto, anche se preferirei con-torta perché sono goloso (anche se la golosìa è una brutta cosa, ha fatto finire molti rapporti. Non scorderò mai la mia luna di miele: tutti quei crateri, così dolci. Peccato per gli orsi che disturbavano un po’, con il loro brutto carattere. Così scontrosi, chiusi, orsi. Ma la luna di mele ha il picciòlo?) Vorrei accendere un muto, rispondo. Cioè, scusi, vorrei accendere un mutuo. Insomma, vorrei mutuare. Il commesso mi guarda ammutolito. Lo accendo. È possibile mutuare? Fare un mutuo? Un mutuo a un muto? Un mutuo è un muto con un difetto di pronuncia? Io ho un difetto di provincia, dopo Lecco e Lodi non mi ricordo mai cosa c’è. Dimentico sempre il capoluogo. (Esplora Milano, mi disse una volta il medico sportivo prima di entrare negli anali del calcio). Eppoi ora le province sono dodici: c’è Monza e Brianza. Stronza e Bonanza. Bronza e Finanza. Tonza e patonza. Seme e semenza. Sceme e scemenza. Pene e penitenza. Fatto? Fattanza. Devo fare un mutuo. I mutui si fanno alla mutua? È quindi mutuabile? Ha delle garanzie? Zie che garantiscano? Padri che fideiuscano? Qual è il suo mestiere? Il tempo è determinato? È un lavoratore temporizzato? Controllare la data di scadenza sul retro della confezione. Sa, mi arrangio. Tiro a campane. Ed è faticosissimo, pesano tonnellate. Scusi, non vorrei rubarle il tempo. Il crimine non paga e i soldi mi servono, più dei commessi. Avrei dovuto lavorare in posta: si sa, la busta paga. Il mutuo, quindi, non è mutuabile? Il fatto è infattibile? L’ABI è inabile? Il CAB non è cabinabile? E l’IBAN? Iban chi? Iban il terrivile, lo zar di Prussia, Promanìa e Olònia. Basta aggiungere una Pi davanti al nome (o toglierla se c’è già). Niente mutuo dunque? Né a me né al muto? Né in Prussia né in Olònia? Ma che piscia di paese, il nostro… Pitalia.

 

mvk.

3月6日

Ssssshht....

La chiesa era uguale alle case, ma aveva una croce, e forse un po' più di vernice. Ed un'unica luce fornita da fiaccole appese, imbevute di pece.
Fu lì che la vidi, a braccetto col prete. Era il cinque di aprile e tirava una brezza che dava un colore alla quiete e profumo di pane alle olive. Lei pure mi vide, e forse sorrise. Non sono sicuro, ma forse davvero sorrise, perché all'improvviso fu molto più forte l'odore di pane alle olive.
La gente che passa ci guarda e prosegue veloce.
Ci osserva e prosegue veloce.
Magari saluta, ma sempre prosegue veloce
Se almeno si vedesse l'autostrada, ci porterebbe senz'altro a una città. Oppure proseguire, ovunque vada, meglio, meglio che qua.
A volte succede qualcosa di dolce e fatale, come svegliarsi e trovare la neve. O come quel giorno che lei mi sorrise, ma senza voltarsi e fuggire.
Vederla venirmi vicino fu quasi morire. Trovare per caso il destino e non sapere che dire. Ma invece fu lei a parlare: "Mi piace guardare la faccia nascosta del sole, vedere che in fondo si muove. Dormire distesa su un letto di viole - mi disse - E a te cosa piace?"
"Mi piace sentire la forza di un'ala che si apre. Volare lontano, sentirmi rapace. Capace di dirti ti amo. Aspettiamola insieme l'estate".
E intanto volevo sparire, pensando alle cose che avevo da offrire.
Gli incroci.
La casa.
La chiesa.
La croce.
Gli incroci la casa la chiesa la croce, ed in più lo spettacolo atroce di tutta la gente che passa ci guarda e prosegue veloce.
Ci osserva e prosegue veloce.
Magari sorride, ma sempre prosegue veloce.
La gente.
Che passa.
Che guarda.
Che osserva.
E prosegue veloce.
 
 
mvk.
2月28日

Paesaggio con treno

 
Un'immagine: la bassa buia, deserta e silenzio. E puntini luminosi finestrini della frecciarossa che taglianoametà sfrecciano spariscono oltre l'autostrada. E l'auto che scorre sull'autosole dritta e circondata dal niente. E il grande fiume che scorre lento sotto le arcate del ponte di Piacenza nord. Chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai. Chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai. Viaggiare. Vedere tutti gli angoli della terra. Rincorrere le estati, farsi rincorrere dalla guerra che è nel cuore. Correre più veloce del dolore. Con un jet supersonico precedere il tuo stesso rumore, fare in modo che non ti raggiunga mai. Viaggiare al volante di una macchina scassata che per ogni chilometro in più è un gloria al padre e fare una telefonata a tua madre e dire: "E' tutto a posto, ritorno per natale ad ogni costo". Partire, viaggiare. 
La chiacchierata di oggi a pranzo con Roberta mi ha segnato profondamente. Come faccio a resistere inchiodato qui? Bella domanda. Ma non le ho prese troppo sul serio queste responsabilità? E' il momento di fermarsi e costruire, o di viaggiare, di andare via e sfidare la vita...? Che invidia. Robi tu sai stare sola. Lontana da casa. Rifarti una vita nuova in ogni luogo. Tu sei libera. Io vivo con la famiglia, ho sempre avuto legami sentimentali, non ho mai potuto prendere e andare. E ora non so se ne sarei in grado. Lo sento come un limite. Non so stare da solo. Dovrei imparare, ma come faccio?
Ho una voglia immensa di salire su un treno e vedere l'Italia sfrecciare fuori dai vetri, sentire le traversine sotto il culo tutuntutun-tutuntutun. Ho voglia di prendere la transiberiana e andare a vedere Vladivostok, se non fosse che ormai è un viaggio per ricchi tromboni. (Ah Blaise Cendrars, ti addoloreresti sapendolo).
Che cosa mi trattiene? Le prove col gruppo sono andate una merda. Facile che mi scappa la voglia andando avanti cosi. 
Che cosa mi trattiene? Lei? Che abita a tre chilometri da me, e non ci vediamo uguale come se abitassimo su pianeti diversi...
Che cosa mi trattiene? Me? La paura? che cosa? Lo scarseggio di pecunio... ? Ecco sì una motivazione valida...
Non ho chi mi mantiene in un'altra città, io. Ma che invidia sentire dire: "Devo decidere in che città vivere l'anno prossimo"
Milano sucks.
Partire, viaggiare. Perchè poi a 41 anni ti becchi il tumore fulminante al cervello e in due giorni te ne vai da questo buco di culo di mondo. Ma si può?
Partire, viaggiare. Scoprirsi Marco Polo, e non sentirsi soli tra gli umani. Stringere milioni di mani in ogni posto. Agosto dopo agosto dopo agosto dopo agosto dopo agosto...
 

mvk.

 
2月16日

Il riassunto più veloce del mondo...

Aggiungo una semplice vignetta che ho trovato in rete, perché sintetizza al volo tutto quello che potrei dire solo con molte parole...
 
 
mvk.
2月12日

E' in onda radio conga, dal centro della giungla...

 
C'è qualcuno lassopra? May day may day...
 
Buonanotte e benvenuti sulle frequenze di Radio Maveko, la radio che trasmette in flusso di coscienza 25 ore su 24, quando ci ha voglia e quando è opportuno, e soprattutto quando finalmente riesce ad affrancarsi da quel mostro di Facebook che tanto è (in)utile, tanto fa perdere tempo e ispirazione...
(Anche se tecnicamente non ci credo, all'ispirazione... non c'è nessuna musa. C'è solo il qui ed ora. Ed ora scrivo)
 
L'ospite di stasera si chiama Sweet Sensation... è un ospite non nuovo, ma comunque è raro che si veda di questi tempi...
Eppure stasera è qui con noi in studio. E' piombato in sala di registrazione con la forza di un uragano, probabilmente portato sulle ali di persone che forse nemmeno si sono accorte di lui... Dentro gli sguardi di così tante persone che in una sola sera hanno incrociato il loro filo con quello degli altri, creando un groviglio indistricabile, che raccolto poi a gomitolo tira le somme di una serata talmente normale da essere a tratti incredibile...
 
Incredibile che il pesce abbia imparato a respirare fuori dalla boccia... che sappia respirare, che sappia stare non solo con gli altri pesci ma con gli animali più diversi, con le piante e i sassi... che sappia riconoscere se stesso nel riflesso della cascata, e nonostante ciò non si tuffi a frantumare la sua immagine per distruggerla attraversarla dimenticarla.
 
E' un traguardo. E come tale è fragile e sottile come il filo di lana. Ma andava raggiunto. E andrà attraversato. Ma nel momento in cui succede, è bello fermare l'attimo in cui quel filo si spezza, dividendo il prima dal dopo... ecco, lì è bello fermare l'adesso.
 
maveko è felice. adesso.
dopo non importa.
adesso.
 

 

mvk.

 
 

8月17日

Creep

 
Quando tu eri qui, prima, io non riuscivo a guardarti negli occhi.
Tu, tu sei... un angelo. La tua pelle mi fa piangere. Tu fluttui come un piuma in un mondo meraviglioso.
Io avrei voluto essere speciale. Tu sei così maledettamente speciale.
Ma io non sono una bella persona, sono un tipo strano.
Cosa diavolo sto facendo qui? Io non appartengo a questo posto.

Non m'importa se fa male, io voglio avere il controllo.
Voglio un corpo perfetto, voglio un'anima perfetta, voglio che tu ti accorga di quando non ci sono.
Tu sei così maledettamente speciale. Io avrei voluto essere speciale.
Ma non sono una bella persona, sono un tipo strano.
Cosa diavolo sto facendo qui? Io non appartengo a questo posto.

E lei corre fuori dalla porta.
Lei sta correndo.
Lei corre...

Qualunque cosa ti renda felice...
Tutto ciò che vuoi...
Tu sei così maledettamente speciale.
Io avrei voluto essere speciale.

But I'm a creep
 
 
 

 
 
 
mvk.
8月14日

Senna a sfera

 

Guidava.

Semplicemente: guidava. Lasciava correre le ruote sull’asfalto come la sfera di una penna sul foglio bianco. Guidava, svoltava, scorreva, andava a capo.

Senza freccia.

Senza freni.

Senza guardare, correggere o cancellare.

Senza nemmeno molta voglia.

Ogni tanto sconfinava invadeva assaliva la corsia opposta, tagliando la doppia linea continua che sembrava tracciata col bianchetto sulla lavagna d’asfalto, e puntava contro i cerchi luminosi dell’auto sopraggiungente contromanomadallapartegiusta che suonava e imprecava sbraitava bestemmiava agli abbaglianti contromanomadallapartesbagliata che lo accecavano. Poi, all’ultimo, scartava di lato. Rientrava nel seminato. Nella corsia giusta. Lo faceva per darsi un brivido. Per vedere se era ancora capace di sentire qualcosa. Apparte la noia. No. La risposta era no.

Un giorno morirai gli aveva detto un amico.

Tutti moriamo aveva risposto, fumando come un bello del cinema.

Se capita per sbaglio che quello dall’altra parte sono io, ti spacco la testa aveva concluso l’amico. Poi, l’aveva perso di vista, quell’amico. Non gliene erano rimasti molti, in effetti. Forse, non ne aveva mai avuti.   

L’autoradio vomitava bassi a volume esagerato e stridore di chitarre. Il piede sull’acceleratore suonava la cassa a tempo. L’auto singhiozzava come un animale imbizzarrito.

Qualche volta si trovava a passare per una via non illuminata e semideserta. Allora il buio lo inghiottiva come il calamaio rovesciato inghiotte le parole. Spegneva le luci e incrociava le gambe, lasciando che la penna andasse avanti dassola. Finché c’era inchiostro. Poi, prima di fermarsi del tutto, prima che il motore tossisse e morisse, dava un’accelerata e riprendeva a scrivere. A guidare.

Girava intorno all’isolato come uno squalo attorno alla preda. Come un autore attorno all’idea che non riesce ad afferrare, a mettere a fuoco. Con la differenza che in genere lo squalo la cattura, la preda.

Beeeep, e il cancello automatico si apriva. Ma ecco che cominciava la canzone che gli piaceva. E allora altro giro altro regalo, prendi il codino e vinci un giro gratis. Ma dall’astronave è vietato sporgersi perché va in alto. E una volta il giostraio l’aveva fatto scendere perché faceva lo scemo.

Faceva sempre lo scemo.

Puntava le macchine contromano. Roba da pazzi.

Un giorno morirai. Un giorno che magari i freni non funzionano bene o per terra è bagnato e le ruote vanno via dritte. Un giorno come un altro. Magari oggi.

Chiuse gli occhi.

Chiuse i pugni.

Chiuse la penna.

Chiuse i fogli scarabocchiati in un cassetto.

Chiuse gli occhi.

Dormì.

O forse morì.

Che importa... ?

 

mvk.

7月6日

Dubbi...

 
Ho trovato queste poche righe scritte sopra uno dei miei tanti quaderni... Sono di qualche tempo fa...
 
Diavolo! Io parlo troppo...
Te la dico alla dr. Cox. Io parlo troppo io parlo troppo io parlo troppo io parlo troppo io parlo troppo io parlo troppo. 
Però scrivo bene. Or maybe I think so. Devo pensare. non sono più capace di farlo.
Scrivere e pensare sono due azioni troppo distinte. Non si può scrivere e pensare assieme. Il pensiero precede per forza di cose la scrittura. 
Quanto mi piace scrivere. Anche se a 22 anni non ho ancora trovato una calligrafia che mi soddisfi.
Ma le altre pesone si faranno mai queste domande?
Staranno mai lì a pensare alla propria calligrafia?
Ma io quanti pensieri inutili faccio in un giorno?
Niente da fare, stasera non è serata per la scrittura.
E meno male che ti avevo detto che dovevo pensare...
 

 
m.
6月25日

Che sbatta...

 
Dal "Diario di un proiezionista"
 
ALVIN SUPERSTAR
Tim Hill
 
Che sbatta!
Terzo giorno di fila che proietto Alvin Superstar... odio gli scoiattoli- Era di gran lunga meglio il cartone.
Fa caldo. Ho tre ventilatori accesi. In realtà sono due. Il caldo mi fa sfasare.
In casa mia saranno tre settimane che si imbianca.
Che sbatta! (e siamo a due)
E' estate. E' tempo di vacanze. E' tempo di campeggio.
Ma quest'anno è diverso. Ho meno voglia del solito. I miei ragazzi sono educatori ormai. Sono vecchio. Morto. Sindrome di Peter Pan.
Che sbatta! (e tre...)
Ci ho voglia di un lavoro vero. Mica questo e quell'altro. Basta volontariato. Basta lavorare per la gloria. Basta prendere tre soldi. D'ora in poi....
Baaaah, mi annoio da solo.
Ma vaffanculo... vado a leggere Spiderman.
 
FOXTROT
                     UNIFORM
                                                  CHARLIE
                                                                           KILO
 

 
m.
6月4日

Delorean Baby in Concert



Domenica 8 giugno
Ore 20
ART 'n ROLL

Parco Increa
Brugherio

Primo concerto della carriera per i DELOREAN BABY, che inaugureranno così la loro attività live.
Suoneranno prima due band della Scuola di Musica Luigi Piseri di Brugherio, poi ci sarà la consegna della Costituzione da parte del Sindaco di Brugherio ai ragazzi diciottenni del '90 (con performance a sorpresa del Collettivo Artistico GlingorgaGiovani).

I Delorean saliranno sul palco intorno alle 22 e proporranno un intenso live con i loro pezzi più trascinanti (di quando ci chiamavamo ancora Jeckers.... e, sì, facciamo anche The man without the hands), qualche pezzo nuovo e bellissime e famose cover.

A seguire gli stupendi Wet Floor!

Non potete mancare!

Delorean_logoFlowers

m.

5月19日

Iron man

dal “Diario di un proiezionista”

 

IRON MAN

Jon Favreau

 

Iron man… bah…

Ne parlo tanto male ma poi mi sa che me lo guarderò e me lo gusterò pure… eppoi c’è Gwineth Paltrow, che è bellissima e che sta insieme a Chris dei Coldplay, che mi piacciono molto, e la loro figlia si chiama Apple, cioè mela, e a me piacciono le mele… ERGO, mi piacerà il film… come sofismo direi che funziona.

 

Ho dimenticato il quaderno. Sto scrivendo sul mio libretto dei pensieri, dove di solito scrivo poesia, ma va bene uguale. Solo è un po’ scomodo perché è piccolo, ma c’è (anzi Che) il comandante in copertina…

 

Ho messo su il Black Album dei Metallica, riesumato dalla polvere dei miei cd, che non ascolto quasi più da quando c’è l’mp3. Colonna sonora giusta per il film… Eppoi vuoi mettere star qui in cabina facendo finta di fare grandi assoli di chitarra elettrica Jimi Hendrix style ?!?

 

Oggi c’è l’ultima di campionato.

Scudetto o non scudetto? That is the question.

Per quanto mi riguarda tra poco mi metto le cuffie e mi godo il film. Non voglio sapere nulla di nulla. Quando uscirò di qui vedrò le bandiere… o subirò gli scherni.

 

E ora diamoci all’uomo di ferro (l’omm de tola)… e meno male che stasera in tele c’è Spiderman II, almeno un supereroe vero…

 

Vi saluto. Sono Rocket Boy e ho il potere di fare il cinema. E ora devo proiettare: da un grande potere derivano grandi responsabilità.

(Iron man… bah…)

 

m.

 

18052008(004)

 

 

Ps: il film mi è piaciuto un casino! Sono pietoso…

5月16日

Holden

dal "Diario di un proiezionista"
 
IL VENTO FA IL SUO GIRO
Giorgio Diritti
 

Sono in ritardo oggi.

Ho appena fatto partire le dia. Dopo deve parlare Angelo, il direttore, il capo… e poi ci ho un cd da mandare con l’intervista al regista. Boh… speriamo di non fare cazzate. Anche perché dalla cabina si sente molto poco. Cioè, più poco che molto. Molto nel poco e poco nel molto…

‘spè che vado a controllare… sa vedum dopo bagai.

 

Rieccomi qua, in attesa che Angelo si decida a salire sul palcoscenico; ma va bene uguale, almeno ho più tempo per scrivere… Fa un caldo qui in cabina stasera che fa sudare i pinguini. No aspe’, i pinguini vivono al freddo, ovvio che sudino. Diciamo gli elefanti allora. E i rinoceronti e le gazzelle, che ogni mattina si svegliano e sanno che dovranno correre… e se corrono, suderanno pure. O no?

 

Il film di stasera mi ispira molto. Deve essere il classico film italiano di supernicchia schifo-per-le-masse e oro-per-maveko. Speriamo almeno che non sia l’ennesima badilata nelle reni come gli ultimi che ho visto. Bellissimi, per carità! Ma a digerirli poi…

 

Domenica invece dovrei proiettare Iron Man. Che mi sta troppo sulle palle, perché è troppo stronzo: è il capo dei supereroi, è filogovernativo e perdipiù non ha il minimo potere, perché fa tutto l’armatura. Evviva l’Uomo Ragno. E w maveko. Sì, perché? Anch’io sono un supereroe. Sono Rocket Boy.

 

[…] Nel frattempo sta andando l’intervista telefonica, che ha un rumore di fondo terribile, ma tant’è. Mica ci posso fare niente.

 

Vorrei che fosse qui il mio amore. Ci vediamo così poco ultimamente; maggio è sempre un periodo boia. (Per gli altri, perché io sono stradisoccupato e non ho niente da fare, tasche vuote e zero prospettive. E tanta, tanta voglia di scrivere). Non voglio disturbarla però, deve studiare e voglio che stia tranquilla.

 

Io intanto magari finisco di leggere Bukowsky. “Bukowsky, gambe d’elefante, fallito”… ma mi piace un sacco. In un certo senso è il padre del blog. Raccontini veloci di vita banale e quotidiana e scritti maluccio e pieni di parolacce… lo adoro.

Come Holden.

 

Ora è finita tutta la tiritera iniziale… Parto col film.

Vado a vedermelo. Chiudo qui. Ciao-

 

Ps: ha i sottotitoli! Che figata! E in dialetto! (il film, non i sottotitoli)

 

Pps: il film è bellissimo

 

Ppps: ma quanto è sciallo una Moretti al buio del terrazzino?

 

“… il vento fa il suo giro

e ogni cosa prima o poi ritorna …”

 

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[la mia Sally]

 

m.

5月2日

Rocket boy

dal "Diario di un proiezionista"
 
IN QUESTO MONDO LIBERO
Ken Loach
 
Venti e quarantacinque... primo maggio. Festa del lavoro.
E infatti io mica sto lavorando. Lavorare significa essere pagati. Io proietto per amore.
 
Ho lasciato aperta la porta della cabina. Così vedo il tramonto. Ho fatto un po' di foto, per aggiungerle alla mia collezione di cieli. Ma poi sono finito come al solito a fotografare le mie smorfie. Fortuna che si sono scaricate le batterie.
 
Sempre piano jazz in sottofondo - quanto mi piace questo cd - e la ventola della macchina ancora fresca e riposata. Sally. Le voglio tanto bene che le ho dato un nome. Alla macchina, non alla ventola.
 
Abbasso le luci. Parto con le dia. Pubblicità, bah... Siamo proprio schiavi del capitalismo. Se non altro è pubblicità di Brugherio, almeno. Non so per quale motivo dovrebbere essere meglio... ma tant'è.
 
"Rocket boy", dice l'impianto audio. Sì, sono proprio io. A fare surf su un razzo verso le stelle.
 
Il sole è andato giù. L'aria è fredda. Chiudo la porta. E' ora di partire. Stasera il film mi ispira. Me lo voglio gustare.
 
E' una bella serata. Di quelle con un'atmosfera particolare. Va conservata con il silenzio.
 
Un saluto da Rocket Boy-
 
 

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m.

4月27日

...

dal "Diario di un proiezionista"

 

TUTTA LA VITA DAVANTI
Paolo Virzì

 

Diciassette e trenta al cellulare. Tre meno dieci all'orologio fermo della cabina. Terrazzo. Sole. Piume di piccioni luridi. Non so perché scrivo. Forse solo voglia di vedere il pennino della stilo scorrere.

Ho fumato una cannetta in solitaria. Solo mal di testa. Il film mi ha mandato abbastanza sotto. Triste. Parecchio.

Sono saliti Panda e Giò. Mi ha fatto piacere. Sono andati alla festa del Caste ieri. Dovevo andarci pur io, ma ho fatto tardi. Mi chiedono che faccio ora che sono laureato. Ho risposto la verità: niente. Se ne sono già andati. Peccato. Ne avrei accesa volentieri un’altra. Con loro.

Il sole mi batte negli occhi, ma per fortuna tra poco va giù. Unici suoni le grida dei bambini che giocano a pallone all’oratorio, la ventola della macchina da proiezione, un pianoforte jazz che suona nell’impianto audio della sala.

Un tizio alla finestra di fronte mi guarda con aria interrogativa. Come a chiedere “Che fai?”. Che faccio. Aspetto. Aspetto le diciotto per far ripartire il film. Aspetto la mia ragazza che non so se verrà. Aspetto che compaia Spiderman da dietro quel tetto. O che un piccione lurido mi caghi in testa. Aspetto di capire cosa fare di questa mia vita.

Mi sono comprato un navigatore satellitare, la settimana scorsa. Ma per qualche oscuro motivo, non mi dà mai la strada giusta. Devo sempre andare un po’ a logica, un po’ a caso. Strana coincidenza.

Ho voglia di fare l’amore. Non per bisogno di piacere fisico. Ma di contatto umano. Di calore. Mi accontenterei che tornasse il sole. Che si dissipassero un po’ le nuvole. Altra strana coincidenza.

Ecco la sveglia del telefono. Significa che è ora di ripartire con il film.

E proprio mentre rientro nella cabina buia, ecco di nuovo il sole.

Questa è sfiga-

  m.

4月24日

Oh, cioè ho scritto un nuovo post, scazza?

Cioè raga... Tranzolli che vi devo troppo dedicare sta canzone, anche visto il fatto che mi sono fatto lo strasbattone a cercare il video su youtube e piazzarvelo nel blog... Godetevela e state sciantissimi...
 
OGM nelle prugne
La tipa del caso di Cogne
Gli obesi, la moda
L'iPOD che ogni tanto si inchioda
Guarda che alle volte se ci pensi cioè la vita fa troppo schifo
Guarda che alle volte se ci pensi cioè la vita fa troppo schifo
 
Il resto non ve lo scrivo perchè è troppo uno sbattone... State tranzolli e alla prossima-
 
M
3月27日

Doottoooreeeee ....

 
Dottore!
Dottore!
Dottore del buco del cu !
Vaffancu !
Vaffancu !
 
doctor